giovedì 7 novembre 2013

Approvato il dl scuola. Carrozza: "Già pronti i decreti attuativi"

Approvato il dl scuola. Carrozza: "Già pronti i decreti attuativi"

L'annuncio del ministro dell'Istruzione. Tra i provvedimenti l'entrata gratuita nei musei e nei siti archeologici per i docenti, connessione a internet di aule e istituti parificati
Approvato il dl scuola. Carrozza: "Già pronti i decreti attuativi"Il ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza (ansa) ROMA - Nuove risorse alla scuola, agli insegnanti, al loro aggiornamento, e misure significative come l'entrata gratuita nei musei e nei siti archeologici per i docenti, la connessione a internet di aule e istituti parificati, e premi per gli studenti dell'arte e della musica. Sono i contenuti del decreto legge sulla scuola approvato oggi.

Il ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza ha dichiarato, a Rai News 24, che i decreti attuativi del dl Istruzione, che ha ottenuto oggi il via libera definitivo dall'aula del Senato, sono pronti. "C'è poi - ha spiegato - attenzione al welfare studentesco: si parla per la prima volta, per esempio, degli studenti che si devono spostare per frequentare un istituto. Sul diritto allo studio abbiamo inserito 100 milioni di risorse permanenti, e molta attenzione è stata data anche all'edilizia scolastica e all'università".

Il ministro ha aggiunto di essere ben consapevole che non ci si deve fermare alla norma primaria ma attuarla. "Vogliamo anche valorizzare l'autonomia scolastica: non vedo questo colosso centralizzato di Roma che comanda, ma bisogna dare fiato alla progettualità che la scuola sa esprimere".

"Al Senato - ha precisato il ministro - ho preso un impegno per il futuro che spero proprio di riuscire a mantenere: mettere un punto definitivo al modello di finanziamento degli atenei e al tema del turnover. Lavorerò fino all'ultimo minuto contro ogni blocco del turnover alla Ricerca e per stabilire cosa è una università virtuosa". "Finora - ha spiegato - l'approccio alla virtuosità è stato basato sui bilanci. Ma non basta: sono la didattica e la ricerca i compiti fondamentali degli atenei e serve una presenza territoriale delle università. Vorrei che la politica, quella buona, se ne occupasse di più, non portando allo sfinimento enormi comparti della ricerca".

"Abbiamo bisogno di più laureati non di meno laureati - ha concluso - chiediamo di lavorare meglio, il finanziamento deve essere finalizzato a questo, ovvero laurearsi negli anni previsti e con ottime competenze. E' ora che venga messo a punto un Testo unico su questo tema per discutere del futuro dell'Università".

Pd: "Ottimo lavoro". "Finalmente, dopo anni di tagli all'istruzione, un decreto che restituisce risorse e ripara i danni fatti dai governi procedenti", ha detto la capogruppo Pd in commissione istruzione a palazzo Madama, la senatrice del Pd Francesca Puglisi. "Il decreto - ha sottolineato - contiene scelte precise per combattere la dispersione scolastica, per dare alla scuola e agli insegnanti la stabilità che serve per garantire la continuità didattica agli studenti, e mette mano alla grande emergenza nazionale dell'edilizia scolastica. Dopo aver attivato un miliardo di euro con i precedenti decreti, prosegue attivando mutui per gli enti locali che vogliono mettere in sicurezza gli istituti scolastici". "Finalmente - ha concluso - l'istruzione è in buone mani".

Sc: "Bene ma manca una visione strategica". "Il nostro parere sul decreto istruzione è positivo - ha detto la senatrice di Scelta Civica e Stefania Giannini, relatrice sulla conversione in legge del dl istruzione -  perché finalmente si mette la scuola al centro delle priorità del governo, sia pur con un decreto che manca di visione strategica. Devo, tuttavia, esprimere il corale sentimento di disagio che il senato ha provato nell'approvare questo decreto in tempi strettissimi. In contrasto evidente con il nostro dovere e la nostra volontà di approfondire e migliorare il lavoro fatto alla camera".

"Le misure affrontate toccano temi innovativi che riguardano il welfare studentesco, cioè l'aiuto e sostegno nei confronti delle famiglie e degli studenti, il piano delle borse di studio, oppure l'articolo 10 sull'edilizia scolastica, da tempo ignorato. Mi auguro - ha concluso - che questo decreto rappresenti un primo passo per finanziare l'istruzione con investimenti veri e propri e non con accise su birra ed alcolici. L'istruzione dei nostri figli vale più di una birra".

Ri.it

Papa Francesco Bacia Uomo Gravemente Malato

Papa Francesco Bacia Uomo Gravemente Malato, le Foto Fanno il Giro del Mondo

 Papa Francesco ha concluso l’udienza generale di mercoledì in Piazza San Pietro a Roma baciando un uomo coperto di bolle e si è unito a lui nella preghiera. Le foto del Pontefice che abbraccia l’uomo gravemente sfigurato sono diventate virali online e hanno fatto il giro del mondo, con gli utenti che lodano il Papa per la sua compassione e gentilezza. Il Papa è stato paragonato al suo illustre omonimo, San Francesco d’Assisi – il santo del XIII secolo, che secondo la leggenda baciò un lebbroso che aveva incontrato su una strada dopo aver ricevuto un messaggio da Dio. Il Pontefice ha scelto il nome dal principale Santo patrono d’Italia amato in tutto il mondo per la sua opera riformatrice e per la sua attenzione nei confronti dei più poveri.
 
 
Papa Francesco conforta un uomo coperto di bolle in piazza San Pietro al termine dell'udienza generale in Vaticano
Le immagini di Papa Francesco che conforta l’uomo malato sono state scattate quando un fedele coperto di tumori neuronali, si è avvicinato al capo della Chiesa cattolica per chiedere una benedizione. L’uomo soffre di una malattia rara e dolorosa chiamata neurofibromatosi, che provoca bolle diffuse sul corpo.

mercoledì 6 novembre 2013

Italia, non c’è crisi per le missioni militari

Italia, non c’è crisi per le missioni militari

Mentre le vie di Roma sono percorse da cortei che chiedono investimenti pubblici per il lavoro, la casa, i servizi sociali, nelle stanze di palazzo Montecitorio si sta varando il decreto-legge che stanzia altro denaro pubblico per le missioni militari internazionali. Denaro che va ad aggiungersi a quello per le forze armate e gli armamenti, ponendo l’Italia (documenta il Sipri) al decimo posto mondiale con una spesa militare reale di 26 miliardi di euro nel 2012, equivalente a 70 milioni al giorno. Su cosa si stia decidendo a palazzo Montecitorio c’è assoluto silenzio mediatico. Peccato.
Altrimenti i cittadini italiani in crescenti difficoltà economiche avrebbero perlomeno la soddisfazione di sapere che, solo per il trimestre ottobre-dicembre 2013, vengono stanziati 125 milioni di euro per la missione militare in Afghanistan, oltre 40 per quella in Libano, 24 per quelle nei Balcani, 15 per il «contrasto alla pirateria» nell’Oceano Indiano (più la spesa, ancora segreta, per la nuova base militare italiana a Gibuti). Si spendono in soli tre mesi 5 milioni per partecipare alla missione Nato nel Mediterraneo (cui si aggiunge la spesa, ancora da quantificare, per quella Mare Nostrum), altri 5 per mantenere personale militare italiano a Tampa in Florida (sede del Comando centrale Usa), in Bahrain, Qatar ed Emirati arabi uniti. Oltre 5 milioni in tre mesi vengono stanziati per i militari e gli agenti di polizia che in Libia aiutano a «fronteggiare l’immigrazione clandestina» e a mantenere e usare «le unità navali cedute dal governo italiano a quello libico».
Altro denaro pubblico viene sborsato per inviare militari in Sudan, Sud Sudan, Mali, Niger, Congo e altri paesi, pagando alte indennità di missione incrementate del 30% se il personale non usufruisce di cibo e alloggio gratuiti. Alle spese per le missioni militari si aggiungono quelle per il «sostegno ai processi di ricostruzione» e il «consolidamento dei processi di pace e stabilizzazione»: 23,6 milioni di euro in tre mesi, ai quali il ministro degli esteri può aggiungere con proprio decreto altre risorse. Già la Bonino ha annunciato che a dicembre saranno disponibili altri 10 milioni per gli «aiuti umanitari». Come lo «sminamento umanitario» in paesi che prima la Nato (Italia compresa) ha attaccato anche con bombe a grappolo che lasciano sul terreno ordigni inesplosi, o in paesi al cui interno la Nato ha fomentato la guerra. Come gli interventi di «stabilizzazione dei paesi in situazione di conflitto o post-conflitto», tipo la Libia che, demolita dalla Nato con la guerra, si trova in una caotica situazione di post-conflitto. Tra gli «aiuti umanitari» figurano anche gli interventi «a tutela degli interessi italiani nei paesi di conflitto e post-conflitto», tipo quelli dell’Eni in Libia. Per coprire tali spese si attinge anche ai «fondi di riserva e speciali» del ministero dell’Economia e delle finanze, che così mancheranno quando si dovranno affrontare situazioni di emergenza sociale in Italia. Il ministro dell’economia è inoltre «autorizzato ad apportare le occorrenti variazioni di bilancio», cioè ad accrescere i fondi per le missioni militari.
I primi a sostenere il decreto-legge sono i deputati Pd, seguiti da quelli Pdl. L’opposizione (Sel e M5S) si limita in genere a emendamenti che non intaccano la sostanza e a criticare «il fatto che il contributo italiano alla sicurezza internazionale sia di natura esclusivamente militare». Ignorando che, con il suo «contributo militare», l’Italia non rafforza ma mina la sicurezza internazionale, e che quello «civile» è spesso il grimaldello dell’intervento militare.
Il Manifesto

Evasione fiscale,

Evasione fiscale, viva Mario Monti!!!


Grazie a lui e a Letta c’è sta la rivoluzione fiscale! Ma per i media non è successo un gran che…
Sempre più mi rendo conto di pensare altrove. Ad esempio, sono convinto necessiti educare gli avversari politici e quindi applaudirli ogni volta che, magari anche per sbaglio, fanno qualche cosa di buono. E sono convinto che in una situazione bloccata come quella italiana, anche il più piccolo movimento sia da salutare con entusiasmo.
Venerdì 1 novembre, il giorno dopo Halloween, è stata scritta una pagina di storia. In Italia è finalmente cambiato qualche cosa. E posso dirlo senza sentirmi dire che sono diventato democristiano?
Oggi l’Italia, al pari di tutti i paesi civili, ha una vera anagrafe tributaria. Un’opera colossale che veniva rimandata da decenni.  Tutti i dati in possesso dell’amministrazione pubblica, su cittadini, beni, conti bancari, spese ecc. sono digitalizzati in un unico data base e quindi tutti contemporaneamente a disposizione. Si tratta di un’operazione iniziata da Monti e finita da Letta, che ha richiesto più di un anno di lotte feroci. Una battaglia durissima che quasi nessun media ha raccontato. Il primo risultato di questa prima grande riforma è arrivato ancor prima che il sistema entrasse in funzione completamente, quando è stato ultimato il confronto tra le foto aeree del nostro territorio in mano agli istituti cartografici di Stato e le mappe del catasto. Una decina di giorni fa è stata comunicata l’individuazione di 1 milione e 400 mila case fantasma!
Il che ha portato alla documentazione di un’evasione fiscale spaventosa, che si tradurrà in miliardi di tasse riscosse nei prossimi anni. Vorrei che si soppesasse questo numero: 1 milione e 400 mila case fantasma. Qualche cosa che possiamo paragonare all’intera città di Milano, completamente sconosciuta al catasto e quindi al fisco! A me sembra una notiziona!
Ma l’impatto sulla capacità di evadere dei furbi sarà nei prossimi mesi cento volte più forte.
A questo punto qualcuno potrà osservare che ci sono ancora molti difetti nel sistema, che ci sono ogni sorta di opposizioni sotterranee delle lobby… E si potrà dire anche che il sistema attuale di osservazione manca di strumenti specifici per fare le pulci anche ai grandi gruppi industriali che evadono miliardi con trucchi sofisticati (e paradisi fiscali).
È vero. Si poteva fare di più e meglio… Ma lo possiamo dire che comunque c’è stato un salto di qualità che porterà al reale recupero di una fetta dell’evasione fiscale e contributiva? (120 miliardi + 80 = 200).
Oppure ci si sente male a dire che il nipote di Letta ha lottato e ha vinto contro i difensori (tanti e trasversali) della paralisi?
Insisto su questo discorso perché mi pare essenziale. L’Italia è bloccata. L’elettorato è diviso, il potere è spaccato in cento ghenghe e lobby, qualunque cambiamento è contrastato ferocemente. Questo è il nostro problema. La crisi non dipende dalla mancanza di soldi ma dal fatto che il sistema italiano spreca 500 miliardi all’anno e che ogni spreco ha la sua banda di riferimento che si mette di traverso se tenti di cambiare. Se provi a stabilire sistemi di controllo della qualità del lavoro degli impiegati pubblici ti saltano addosso i sindacati. Se vuoi razionalizzare le spese sanitarie c’hai i farmaceutici alle costole. Se vuoi risparmiare energia ti saltano addosso i petrolieri… E il tutto è immerso in una salamoia di paura dell’innovazione… E anche la sinistra è imbevuta di vecchie idee.
Renzi non lo apprezzo ma ha detto anche lui una cosa giustissima: una sinistra che non cambia è di destra.
Io credo che l’Italia stia uscendo dalla crisi, lentamente. E credo che questo risultato sia lo strano frutto di tante azioni buone o quantomeno non proprio malvagie. Dobbiamo ringraziare per questo piccolo ma concreto risultato Grillo che ha spaventato i politici, la Merkel che li ha ricattati, la base sana del Pd che ha fatto pressione, e anche Letta e Monti che un poco poco alla fine l’han fatto e lo stanno facendo.
Come al solito la storia italiana avanza in maniera confusa, grazie ad alleanze di fatto (possibili quanto improbabili).
Siamo gli unici al mondo ad aver teorizzato le divergenze parallele. I bizantini siamo noi.
Certo preferivo un altro tipo di storia, con un partito nuovo con idee nuove, che prendesse il timone della nazione portandola in acque migliori. Invece abbiamo il progresso “a pateracchio”.
Ma chissenefrega… In fondo l’importante è che alla fin fine si riesca a galleggiare. L’italiano è così: niente Mandela, Luther King o Subcomandante Marcos. In compenso facciamo le lasagne, la pizza, i supplì e il risotto. E viviamo più a lungo dei tedeschi, degli americani e degli inglesi.
Siamo un popolo pieno di fantasia. Il resto dell’umanità ci guarda e si chiede: “Ma come cavolo fanno?”
Fonte: ilfattoquotidiano.it/

Qualsiasi mio commento sarebbe superfluo... Guardate con i vostri occhi.....


Questo video ha molto da insegnarci…. Noi spesso ci lamentiamo per le difficoltà che la vita ci presenta e non pensiamo che c’è davvero chi ha problemi reali, ma non per questo perde la voglia di combattere per stare a questo mondo e non si arrende. Non c’è molto da dire, è solo da guardare, sono certa che farà riflettere anche voi! Capita a tutti di avere momenti di sconforto e di pensare che il mondo intero ce l’ha con noi, crediamo che le difficoltà siano insormontabili…… Non è così!





Ecco chi si aggrappa alla vita malgrado le grandi menomazioni che il destino ha riservato per loro……
 

Siria. La morte per fame imposta dall’Unione Europea

Siria. La morte per fame imposta dall’Unione Europea

Ha fatto il giro del mondo il caso di Nasr una bambina di Homs morta di fame “per l’assedio imposto dalle truppe di Assad”. Notizia per metà falsa. Completamente vera, invece, quella di Farida, dodici schegge di granata nel cervello che non potevano essere rimosse perché il generatore dell’0spedale di Aleppo era senza carburante. Ma anche in questo caso la colpa non è “di Assad” ma delle sanzioni economiche imposte alla Siria dall’Unione Europea.
Un crimine di cui nessuno parla. Sanzioni responsabili della spaventosa miseria che, insieme alleepidemie, sta flagellando la Siria. Sanzioni economiche che i ministri degli Esteri dell’Unione Europea – Bonino in testa – (con buona pace dei “digiuni di Pace” e le lacrime di coccodrillo) annunciano di confermare, intendendo affrontare la fame che sta dilagando in Siria con due miliardi di euro in “aiuti umanitari”, (e il conseguente foraggiamento di sempre più compiacenti ONG) e con l’apertura di “corridoi umanitari” .

Corridoi umanitari?
Nel Diritto internazionale, il termine “corridoio umanitario” (humanitarian corridor), è generalmente inteso come una fascia di territorio di un paese in guerra in cui le attività belliche vengono sospese per consentire il passaggio di convoglî per il trasferimento dei profughi e per l’assistenza alle popolazioni. Corridoi umanitari, in questi giorni, sono chiesti, ad esempio, dalla Croce Rossa Internazionale e dal Presidente di turno del Consiglio di Sicurezza dell’ONU; ma, nell’agosto di un anno fa, erano stati chiesti (insieme alla istituzione di “zone cuscinetto” e “No Fly Zone”) anche dai ministri degli Esteri di Francia e Gran Bretagna e dalla Turchia. Nell’ottobre di quest’anno, stessa richiesta dal vice ministro degli esteri italiano Lapo Pistelli, all’ultimo incontro dei “Paesi Amici della Siria” (quelli, per capirci, che stanno supportando gli assedi dei “ribelli” a numerose città della Siria).
Il governo di Damasco e la Russia hanno sempre evidenziato come la richiesta di apertura di “corridoi umanitari” rischia di configurarsi come una palese violazione della sovranità dello stato siriano e, quindi pretesto per scatenare la guerra. Vi è a tal proposito la davvero sospetta richiesta di “corridoi umanitari a guida turco-saudita” avanzata un anno fa da Anthony Zinni, inviato USA per il Medio Oriente, il quale – dopo aver specificato che gli aiuti sarebbero stati scortati da militari – aggiungeva che se le truppe di Assad fossero intervenute “avrebbero la peggio, come accadde a quelle di Saddam”.
Corridoi umanitari come possibile quinta colonna per una invasione, quindi. Ma poi c’è un altro aspetto della questione corridoi umanitari; e cioè il suo lasciare intendere che in Siria esisterebbero delimitati territori dove la popolazione sta soffrendo la fame e dove bisogna concentrare gli aiuti. Non è così. Oggi tutta la popolazione siriana è allo stremo, addirittura alla fame. E questo non solo per le distruzioni, gli assedi, i blocchi stradali… dei “ribelli”, ma per il collasso dell’intera economia nazionale determinata dalle sanzioni.

Le sanzioni alla Siria
Le prime sanzioni (sostanzialmente di ordine militare) contro la Siria risalgono al 9 maggio 2011; il 23 settembre 2011, Catherine Ashton, Alto Rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell’Unione europea, presenta una nuova serie di sanzioni, di taglio prevalentemente economico: oltre all’embargo del petrolio, anche il divieto alle aziende europee di qualsiasi intervento nell’industria petrolifera siriana (pur se finalizzato al ripristino della funzionalità degli impianti colpite da atti bellici o terroristici); il divieto di costituire joint-ventures con aziende siriane; il divieto di fornire alla Banca centrale siriana banconote e monete prodotte nell’UE; il congelamento dei beni di 18 entità bancarie e commerciali siriane aventi sede in paesi dell’Unione Europea; il divieto di fornire coperture assicurative per contratti stipulati con aziende siriane. Nell’aprile 2012 le sanzioni conoscono un ulteriore inasprimento con il divieto di esportare in Siria prodotti e tecnologie “dual use”, inseriti – cioè – nel famigerato Regolamento N. 1334/2000 del Consiglio dell’Unione Europea che dovrebbe elencare prodotti e tecnologie utilizzabili per costruire manufatti sia ad uso civile che militare. In realtà l’inserimento in questo Regolamento di componenti quali, ad esempio, alcuni tipi di circuiti elettronici (oggi comunemente inseriti nella stragrande maggioranza delle apparecchiature) impedisce di fatto (anche per il lunghissimo iter burocratico che dovrebbero seguire le aziende) l’esportazione in Siria di ricambi per alcune produzioni, quali quelle farmaceutiche o alimentari.
Ma vediamo da vicino gli effetti delle sanzioni che – secondo la Ashton avrebbero dovuto “aiutare il popolo siriano a realizzare le sue legittime aspirazioni”. Uno degli studi più approfonditi è “The syrian catastrophe: socioeconomic monitoring report first quarterly report (january – march 2013) prodotto dal Syrian Centre for Policy Research (una struttura accademica che, tra l’altro, non può certo dirsi “Pro-Assad”).
Qualche dato da questo documento.
L’economia siriana, sostanzialmente in ascesa fino ai primi mesi del 2011, (l’ultimo decennio registrava un tasso medio di crescita del PIL del 4,45% all’anno), già nella seconda metà di quell’anno (anche, per l’instabilità dovuta agli scontri militari tra bande di “ribelli” ed esercito regolare) conosce una contrazione del 3,7% ; nel gennaio 2012 la contrazione, rispetto all’anno precedente sale al 18,8 per cento, nel dicembre la contrazione arriva all’81% con un tasso di disoccupazione al 35% (contro il 10,6 pre crisi), mentre sono 3 milioni coloro che non hanno più un reddito.
Bloccate le esportazioni di petrolio da parte dello stato siriano (ma non da parte dei “ribelli”) e con le aziende impossibilitate a rifornirsi di pezzi di ricambio, quello che era uno dei paesi più floridi del Medio Oriente precipita in un abisso di miseria.

Un Paese alla fame
Una tragedia testimoniata da questo davvero toccante appello – pubblicato in Italia dal quotidiano “Avvenire” – delle Suore Trappiste in Siria
“…..In città ci si inventa qualcosa, si vende di tutto pur di guadagnare almeno il pane. Si affitta un’auto, ci si improvvisa trasportatori verso destinazioni pericolose, dove nessuno accetta di andare. Come George, padre di tre figli, che pur di lavorare è morto in questo modo ai confini della Turchia, ucciso da cecchini, “liberatori della Siria”. In molte campagne i contadini non osano seminare: troppo pericoloso. E poi manca il gasolio, senza gasolio non vanno le pompe dell’acqua, con cosa si irriga ? E i trattamenti e i concimi, molti dei quali importati, soprattutto dopo che sono state bruciate fabbriche chimiche e magazzini, sono costosissimi e, anche se si dispone di denaro, spesso introvabili. I più poveri, che hanno solo qualche mucca, la stanno vendendo: tra mangimi e foraggi il costo degli alimenti è al minimo 60-70 lire siriane al chilo, quando un litro di latte si vende a 25. I rapimenti, in tragica crescita, e la delinquenza, sono un’altra conseguenza delle sanzioni. Certo, direte: che ingenuità! Le sanzioni sono fatte apposta per esasperare un Paese, e un Paese esasperato significa pressione sui suoi politici e quindi un intervento democratico efficace. È ciò che vogliono i vostri politici. Ma la nostra domanda è: lo volete anche voi? Volete davvero questo? Volete avere responsabilità sulla sofferenza e la morte di tante persone innocenti, in nome di un “intervento” che loro non vi hanno chiesto? Sì, il popolo siriano vuole la sua libertà e i suoi diritti, ma non così, non in questo modo. Così si uccide la speranza, la dignità, e anche la vita fisica di un popolo.” (…)
“Vi imploriamo di riflettere su una guerra a cui si dà il consenso in nome di una sedicente prassi democratica. Stiamo parlando delle sanzioni internazionali, e della strage quotidiana che provocano. Ci commuoviamo e ci indigniamo (giustamente) alla notizia che in un bombardamento sono morti bambini e donne. Perché non ci sconvolge il fatto che ci siano intere famiglie ridotte alla fame a causa nostra? Pensate sia più duro morire improvvisamente sotto le bombe, o morire di inedia, un giorno dopo l’altro? È più crudele raccogliere il corpo dei propri figli sotto le macerie, o vederli lamentarsi e soffrire per giorni per la mancanza di cibo e medicine? Le sanzioni stanno uccidendo molto più delle bombe. Uccidono i corpi; uccidono la speranza.
Siete convinti che bisogna pur pagare un prezzo per ottenere libertà e democrazia? Allora digiunate, voi, nelle piazze europee, a favore della Siria. E lasciate che qui ognuno scelga se e come dare la vita per ciò in cui crede. Costringere un popolo alla fame, alla rabbia, alla disperazione, perché si ribelli, è forse metterlo in grado di esercitare una scelta democratica? Che razza di idea di democrazia e di libertà è mai questa? Il lavoro è una grande forza per un popolo, dà dignità, crea prospettive, educa alla libertà vera. Uccidere il lavoro è un altro modo di uccidere vite. Le sanzioni internazionali sono uno strumento iniquo, perché ipocrita: lascia l’illusione di non sporcarsi le mani con il sangue altrui.”
 da Stefano informareper resistere

Coca Cola e Coca Cola Light, così puoi scegliere tra obesità e cancro !!

Coca Cola e Coca Cola Light, così puoi scegliere tra obesità e cancro !!

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Coca Cola e Coca Cola Light, così puoi scegliere tra obesità e cancro !!



La Coca Cola sta tentando di ripulirsi la coscienza (o meglio, di ricostruirsi un po’ la facciata) con prodotti pseudo light e green.

Negli Stati Uniti ha esordito di recente una pubblicità, promossa da quest’ultima, che punta a far apparire il gruppo Coca Cola interessato alla tutela della salute dei consumatori.
Lo spot in questione vorrebbe sensibilizzare le persone su un problema come quello dell’obesità, una malattia molto diffusa nel mondo e in particolare nell’America del nord. Chiediamoci il perché.
La multinazionale delle bibite gassate è stata più volte accusata da nutrizionisti e medici di commercializzare prodotti che causano gravi problemi alla salute: ricchi di zuccheri e caffeina provocano alterazioni metaboliche, malattie cardiovascolari, diabete e obesità.
Nel tentativo di ripulire immagine e coscienza, ha ideato questo spot che non fa altro che sfruttare un grave problema di salute, per cui le persone passano una vita terribile e muoiono anche, per lanciare nuove bibite dietetiche contenenti zero zuccheri in modo da apparire più etica e non perdere clienti tra le persone sovrappeso o che addirittura soffrono di obesità.
L’ennesima vile mossa di mercato per incrementare le venditepoco importa se i profitti che ne derivano sono fatti sulla pelle delle persone.
Le grandi corporazioni in generale ci hanno dimostrato più volte di commettere azioni tra le più ignobili pur di aumentare i propri guadagni. Ma giocare così spudoratamente con patologie che condizionano la vita di una persona, oltre che essere un comportamento da condannare, è anche sintomo di disperazione da parte della Coca Cola, che evidentemente teme un crollo delle vendite.
La strategia di mercato che sta cercando di attuare punta ad accaparrarsi quelle persone che la compagnia stessa ha contribuito a fare ammalare… ma alle bibite dietetiche, senza zuccheri e caffeina, vengono aggiunte sostanze dal dubbio effetto 
  • Aspartame: già al centro di numerose accuse, usato appunto in molti alimenti ritenuti dietetici, aumenta il rischio di contrarre tumori, linfomi, leucemie;
  • Ciclamato di Sodio: sospetto cancerogeno, vietato in America, ma il cui utilizzo in Italia è ancora permesso;
  • Acesulfame K (edulcorante): un altro dolcificante artificiale che può causare diabete e iperglicemia.
Nelle bevande classiche, invece, oltre a caffeina, coloranti, conservanti, vi è la concentrazione di queste quantità di zuccheri:   
  • Lattina: 38 gr di zucchero, pari a 140 Kcal;
  • Bottiglia da 1 litro: 102 gr di zucchero, pari a 374 Kcal;
  • Bottiglia da 2 litri: 217 gr di zucchero, pari a 780 Kcal. 
I governi non si impegnano nella tutela della salute del cittadino, anzi, spesso lasciano piena libertà alle azioni delle multinazionali. I pericoli dell’assunzione di Coca Cola (Light, classica o di altri tipi) non dovrebbero essere denunciati solo e solamente da blog e articoli che girano su internet !!!
Una scelta molto semplice che ogni persona può fare per se stessa e per il Pianeta è quella di evitare certi marchi, certi prodotti.  
Non consumando bevande del gruppo Coca Cola ne guadagnerà la tua salute e quella dell’ambiente che ci circonda! Finanzia questi ultimi due aspetti e non una multinazionale che lucra sulla pelle della gente!  
Bevande del gruppo Coca Cola vendute in Italia:
SPRITE – FANTA – BURN – NESTEA – MINUTE MAID – POWERADE – BELTÉ – AQUARIUS – ACQUE LILIASOLARIAVIVIENSVEVATOKA (Gruppo Fonti del Vulture)