domenica 4 agosto 2013

La vera libertà individuale non può esistere senza sicurezza economica ed indipendenza.
La gente affamata e senza lavoro è la pasta di cui sono fatte le dittature.......
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Vivi, corri per qualcosa, corri per un motivo... Che sia la libertà di volare o solo di sentirsi vivo...
www.antoninoingrosso.it 

sabato 3 agosto 2013


...LA CERTEZZA DEL DIRITTO E' UNA GARANZIA PER L'ITALIA..
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ANM, inaccettabili attacchi e insulti a magistrati
"L'Associazione nazionale magistrati, a fronte delle dichiarazioni diffuse ieri dopo la pronuncia della sentenza di condanna per la 'vicenda Mediaset', ricorda che, se e' lecita la critica nei confronti dei provvedimenti giudiziari, specialmente quando questa provenga da quanti sono direttamente destinatari della condanna, tuttavia sono inaccettabili e vanno respinti con fermezza gli insulti e gli attacchi verbali rivolti ai magistrati, fino alla Corte di Cassazione, insulti e attacchi che si risolvono in un'aggressione nei riguardi dell'intera magistratura".

mercoledì 31 luglio 2013


UNA SENTENZA CHE PONE NUOVAMENTE UNA QUESTIONE CENTRALE :

I PROFESSIONISTI NON SONO IMPRENDITORI, DUNQUE L'ELIMINAZIONE DELLE TARIFFE MINIME si configura come
UN MADORNALE ERRORE!

La Corte di Cassazione, con la sentenza 26 giugno 2013 n. 16092, ha negato ad un professionista il diritto di beneficiare di uno sgravio contributivo, previsto della legge n. 448 del 2001 a favore delle imprese, perché si è vista l’assenza, nella attività del prestatore d’opera intellettuale, della necessaria componente organizzativa di un apparato produttivo stabile e complesso, formato da beni strumentali e lavoratori, sarebbe incompatibile con lo status di imprenditore.

La decisione della Corte ribalta il concetto che ha promosso le famose "lenzuolate" di Bersani con cui è iniziato il processo di liberalizzazione e di delegittimazione e distruzione delle professioni intellettuali del paese, concluso ed inasprito poi con il Governo Monti.

E' discutibile e contraddittorio il modo e soprattutto i criteri con cui si sono svolte le liberalizzazioni in ITALIA:

se da un lato si è erroneamente assimilato il professionista all'impresa così da trovare il modo di privarlo dei minimi tariffari (di cui peraltro le imprese godono ancora attraverso i listini regionali e le soglie di anomalia di ribasso rispetto agli stessi) e di esporlo così ad una concorrenza selvaggia e pericolosa
dall'altro poi quando minimamente l'assimilazione professionista - impresa può tornare utile al professionista, solo in quel caso la Corte ribadisce le giuste differenze.

La posizione di Fnailp è stata espressa nella lettera aperta ai leader delle coalizioni politiche, in cui si ribadisce :

al punto 45

La netta distinzione LEGISLATIVA tra «Prestazione Professionale» e «Attività d’impresa»

è inaccettabile qualunque tipo di omologazione tra “capitale” e “prestazione intellettuale”, tra cultura e mercificazione dei prodotti; le professioni intellettuali non sono assimilabili ad attività d’impresa, ma hanno presupposti diversi, regole
diverse, obiettivi diversi; difatti sono estranee all’impresa le regole deontologiche, la formazione culturale universitaria, le abilitazioni professionali, le specializzazioni, i criteri di eticità.

Le attività intellettuali hanno peculiarità uniche e che afferiscono
il rapporto di natura strettamente fiduciaria tra il cittadino e chi realizza il lavoro intellettuale.
Lo Stato deve tutelare non solo la qualità ma l’esclusività delle professioni intellettuali precisando che, nel caso degli architetti e degli ingegneri, ci si debba riferire a professioni protette legate agli interessi pubblici primari e generali alla cui soddisfazione è indirizzato il
loro esercizio.

Il professionista intellettuale svolge prestazioni di elevatissima complessità che per ovvi motivi impediscono all’utente di valutarne la qualità del servizio reso e la congruità del prezzo pagato.

Liberalizzano le nostre tariffe minime di dignità e di proporzionalità con il lavoro, ben conoscendo che il soprannumero senza una regolamentazione, per acclarata legge di mercato, porterà alla sparizione della professione intellettuale, a favore del grande capitalismo.

CHE NE DITE SE LIBERALIZZASSERO IL VOSTRO STIPENDIO AL MIGLIOR OFFERENTE ?


UNA SENTENZA CHE PONE NUOVAMENTE UNA QUESTIONE CENTRALE :

I PROFESSIONISTI NON SONO IMPRENDITORI, DUNQUE L'ELIMINAZIONE DELLE TARIFFE MINIME si configura come
UN MADORNALE ERRORE!

La Corte di Cassazione, con la sentenza 26 giugno 2013 n. 16092, ha negato ad un professionista il diritto di beneficiare di uno sgravio contributivo, previsto della legge n. 448 del 2001 a favore delle imprese, perché si è vista l’assenza, nella attività del prestatore d’opera intellettuale, della necessaria componente organizzativa di un apparato produttivo stabile e complesso, formato da beni strumentali e lavoratori, sarebbe incompatibile con lo status di imprenditore.

La decisione della Corte ribalta il concetto che ha promosso le famose "lenzuolate" di Bersani con cui è iniziato il processo di liberalizzazione e di delegittimazione e distruzione delle professioni intellettuali del paese, concluso ed inasprito poi con il Governo Monti.

E' discutibile e contraddittorio il modo e soprattutto i criteri con cui si sono svolte le liberalizzazioni in ITALIA:

se da un lato si è erroneamente assimilato il professionista all'impresa così da trovare il modo di privarlo dei minimi tariffari (di cui peraltro le imprese godono ancora attraverso i listini regionali e le soglie di anomalia di ribasso rispetto agli stessi) e di esporlo così ad una concorrenza selvaggia e pericolosa
dall'altro poi quando minimamente l'assimilazione professionista - impresa può tornare utile al professionista, solo in quel caso la Corte ribadisce le giuste differenze.

La posizione di Fnailp è stata espressa nella lettera aperta ai leader delle coalizioni politiche, in cui si ribadisce :

al punto 45

La netta distinzione LEGISLATIVA tra «Prestazione Professionale» e «Attività d’impresa»

è inaccettabile qualunque tipo di omologazione tra “capitale” e “prestazione intellettuale”, tra cultura e mercificazione dei prodotti; le professioni intellettuali non sono assimilabili ad attività d’impresa, ma hanno presupposti diversi, regole
diverse, obiettivi diversi; difatti sono estranee all’impresa le regole deontologiche, la formazione culturale universitaria, le abilitazioni professionali, le specializzazioni, i criteri di eticità.

Le attività intellettuali hanno peculiarità uniche e che afferiscono
il rapporto di natura strettamente fiduciaria tra il cittadino e chi realizza il lavoro intellettuale.
Lo Stato deve tutelare non solo la qualità ma l’esclusività delle professioni intellettuali precisando che, nel caso degli architetti e degli ingegneri, ci si debba riferire a professioni protette legate agli interessi pubblici primari e generali alla cui soddisfazione è indirizzato il
loro esercizio.

Il professionista intellettuale svolge prestazioni di elevatissima complessità che per ovvi motivi impediscono all’utente di valutarne la qualità del servizio reso e la congruità del prezzo pagato.

Liberalizzano le nostre tariffe minime di dignità e di proporzionalità con il lavoro, ben conoscendo che il soprannumero senza una regolamentazione, per acclarata legge di mercato, porterà alla sparizione della professione intellettuale, a favore del grande capitalismo.

CHE NE DITE SE LIBERALIZZASSERO IL VOSTRO STIPENDIO AL MIGLIOR OFFERENTE ?

lunedì 17 giugno 2013

Quel che resta della destra

Quel che resta della destra

di Paola Bacchiddu
Sparito Fini, sconfitto Alemanno, La Russa confinato in un mini partito. Che ne è degli ex missini che per vent’anni sono stati tanto potenti? Politicamente, poco. Ma c’è un tesoretto da 400 milioni da spartire
(17 giugno 2013)
Qualcuno l’ha chiamata “operazione nostalgia”, giusto per chiarire dal principio che la premessa non è tanto il futuro, quanto una mesta rievocazione di un passato di cui non si ha più traccia, se non nelle sue macerie di rivendicazioni, pentimenti e qualche schizzo di veleno sulle responsabilità. Altri “la nuova cosa nera”, che rievoca più un passato extraparlamentare, che non un presente rassicurante tra i banchi delle Camere. Eppure, anche se i protagonisti si sfilano da entrambe le definizioni, qualcosa, nel magmatico e sempre più confuso pentolone del centro destra, si sta muovendo.
Dopo la slavina elettorale delle scorse amministrative, e la rovinosa sconfitta dell’ex sindaco Alemanno a Roma, gli ex colonnelli di Alleanza Nazionale stanno lavorando al progetto di ricostruire una nuova identità. Alcuni confluiti in Fratelli d’Italia, altri in rivoli di progetti similari.
Tramontato il suo leader Gianfranco Fini (alle prese con un libro nel quale racconterà la “sua verità”), Futuro e Libertà si è sciolta lo scorso maggio. Un triumvirato guidato da Roberto Menia, Aldo Di Biagio e Daniele Toto dovrebbe ora accompagnare il defunto partito, nato il 13 febbraio del 2011 da una scissione interna del Pdl, verso una “comune casa di destra”: formula quanto mai vaga.
Del resto, l’emorragia di voti nel Pdl, otto milioni all’ultimo giro, sono un appetitoso banchetto su cui pasteggiar. Un elettorato senza più padri, in cerca di una destra moderna, europeista, riformista che avrebbe forse votato Renzi, è in cerca di una congrua creatura politica. E allora?
Lo scorso week-end, Fratelli d’Italia ha organizzato a Milano le “Giornate Tricolori”: l’obiettivo – seguiranno altre iniziative simili – è quello di discutere insieme le vie da percorrere per ricomporre la creatura morente. Eppure, a giudicare dal panel degli invitati – oltre a vecchi protagonisti di An anche l’ex Ministro Tremonti, Magdi Allam, e qualche volto di “Fermare il Declino” – la rotta sembra più posizionata verso il centro, che non in direzione di una destra pura.
Altro nodo gordiano è la questione della leadership: La Russa accende il riflettore su Giorgia Meloni, da alcuni ribattezzata “la Renzi del centro-destra”. Formula quanto mai spendibile in tempi di rottamazione e insistente richiesta di rinnovamento. Ma non tutti sono d’accordo.
L’ombra lunga del Cavaliere, inoltre, sembra essere condizione imprescindibile per la nascita della nuova formazione: in attesa che il volto della rinnovata Forza Italia assuma lineamenti più chiari, molti ex An già oggi non escludono la possibilità di allearsene, anche se l’ex senatore Domenico Nania parla di “pulizia etnica della destra del Pdl”. Lo stesso La Russa, che raggiunto dall’Espresso non ha voluto parlare perché “contrario al taglio del giornale”, ha spiegato ieri che l’intento non è quello di sottrarsi a Berlusconi, ma di comporre la terza gamba “di una coalizione in grado di vincere”. Del resto, i senatori Matteoli e Gasparri, ex An, hanno già chiarito che resteranno nel rassicurante alveo del Pdl: l’uno, a capo della commissione Lavori Pubblici e Comunicazioni di palazzo Madama, l’altro come vicepresidente del Senato.
Chi è, al contrario, in cerca di collocazione, ci sta invece pensando. Andrea Ronchi, che nel 2011 uscì da Fli per entrare nel gruppo misto, sostiene che si commetterebbe un grosso errore, se si pensasse a un’operazione nostalgia: “Alleanza nazionale era un progetto intelligentissimo, che ha avuto la sua massima espressione in un momento storico molto diverso dall’attuale. Fino al 1993 l’Msi era considerato un partito “paria”, impresentabile e oggetto di razzismo politico. Fu Fini a sdoganarlo, quando si candidò a Roma come sindaco, contro Rutelli. Nacque tutto lì. Il Cavaliere lo scelse e si aprì la seconda Repubblica. E proprio a Roma, dove tutto ha avuto principio, tutto è finito con la sconfitta di Alemanno. Si apre una terza fase”.
Un partito che guardi anche al centro – spiega Ronchi – e si rivolga al volontariato cattolico e alla Cisl. Che si occupi di lavoro, legalità, sussidiarietà, nazione, welfare sociale, cura economica, e che non tralasci gli ultimi. “Coinvolgerei Luciano Ciocchetti (ex vicepresidente del Lazio con la Polverini), Adriana Poli Bortone, Silvano Moffa. Senza pensare a una leadership precisa, però, perché finché resiste Berlusconi, non si può pensare ad altri. Certo, non vedrei male un imprenditore come Alfio Marchini…”.
(fonte: L’espresso.it leggi articolo )

domenica 16 giugno 2013

Il tramonto dell'euro. Come e perché la fine della moneta unica salverebbe democrazia e benessere in Europa



E' molto più difficile di così: da SOLI, contro un mondo intero, SI PERDE ,ma non significa che non ci sono speranze perché anche un SOLO UOMO può cambiare il mondo in maniera tale che ognuno di noi impari cosa è l'AMORE divenendo finalmente liberi
Prima di tutto dobbiamo riconquistare il CONTROLLO di noi stessi, delle nostre menti e dei nostri corpi e solo poi si avrà il POTERE necessario a combattere!!!
Chi ce la ha fatta non esiti ad aiutare gli altri, con UMILTA' e CORAGGIO!